

Sul mercato russo delle bevande alcoliche, la domanda di vini è la più dinamica e la Russia è diventata il quinto produttore europeo dopo Italia, Francia e Spagna e subito dopo la Germania. Ma i dati ufficiali sottostimano l’attuale ripresa della produzione di vino nelle regioni meridionali della Russia, da Rostov na Donu a Krasnodar, dove le imprese vinicole si attendono una fine 2009 con una crescita fin oltre il 10% e un 2010 ancora più favorevole.
Per quantità consumata il vino russo sta sostituendo il vino importato, dopo il 2006 il divieto dell’import di vino georgiano e moldavo ha favorito il vino russo (ma anche quello italiano da tavola). La società Business Analitica stima che nella prima metà del 2009 il 65,9% del vino sul mercato russo fosse di produzione locale, e solo il 34% quello importato, si pensa che la svalutazione del rublo porterà ad un ulteriore aumento del consumo di vino russo.
Nonostante i russi rimangano solamente al settimo posto come consumo procapite, 7 litri annui, contro i 50-55 litri annui in Francia e Italia, si pensa che il mercato russo del vino abbia ancora spazio nel segmento elevato, anche se per il momento non è in grado di sostituire quello importato, in quanto il vino russo risulta troppo orientato a soddisfare un consumo di massa.
Un grave problema che causa la scarsità della produzione vitivinicola russa è l’esiguità dell’area coltivata a vite, che non copre più di 60 mila ettari, contro i 170 mila del periodo sovietico fino al 1985, quando la campagna antialcolica fece terra bruciata intorno ai vigneti.
Attualmente è stato programmato un piano di sviluppo dei vigneti, che si pone l’obiettivo di tornare ad almeno 150 mila ettari entro il 2020. Questo piano però sembra di difficile attuazione e sarà onere degli investitori privati attuarlo.
Sembra che negli ultimi anni i consumatori russi di vino stiano crescendo e molti sono gli articoli e le ricerche in merito. Tantissime aziende vitivinicole italiane si dichiarano, però, restie nell’iniziare rapporti commerciali con questo Paese e il problema principale sembrerebbe essere la diffidenza, da parte dei produttori, sulla capacità dei consumatori russi di cogliere la particolarità e le caratteristiche organolettiche dei vini italiani. Sembrerebbe però emergere che la produzione di vino stia aumentando in Russia e che stiano venendo attuati programmi di sviluppo per consentire la rinascita di questo settore, anche se di difficile attuazione. Queste azioni potrebbero significare che in futuro la conoscenza e la competenza dei consumatori russi verso questo prodotto potrebbe aumentare, con il risultato che anche i consumi di quei vini dai gusti più complessi come quelli italiani riuscirebbero a crescere, portando così ad un ulteriore aumento delle esportazioni italiane. Si potrebbero creare così nuove opportunità di sviluppo e collaborazioni per portare in Russia il know how e la tecnologia italiana del settore che nel nostro Paese è molto sviluppata, data la sua lunga tradizione vitivinicola, portando così all’ulteriore conoscenza e sviluppo di uno dei settori più importanti per l’economia italiana.
Fonte: Il Sole 24 Ore
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