A vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino non è semplice dettagliare l’approdo dei Paesi dell’Europa centrale, orientale e balcanica, così come è arduo indicare il modello di sviluppo vincente che è prevalso. Il compito del convegno, organizzato dalla Fondazione Istud, è stato quello di registrare i mutamenti avvenuti in queste economie concentrando l’attenzione sulle opportunità di collaborazione con gli investitori occidentali. Hanno partecipato come relatori i rappresentanti di Banca Popolare di Milano, Camera di Commercio Italo-Russa, Co.mo.i Gruop, Czech Airlines, Indesit Company, Rodl & Partner, Simest Spa, Sace Spa, Società Italia e Vnesheconombank.
“Dopo la caduta del Muro- spiega Maurizio Guandalini di Fondazione Istud – l’assenza di regole nei paesi dell’ex unione sovietica ha favorito un approccio imprenditoriale nei paesi dell’est Europa. C’era un’ubriacatura da Est e la convinzione di aver trovato la gallina dalle uova d’oro“.
Dopo vent’anni la situazione e’ cambiata passando da un semplice mercato import-export a una vera e propria cultura dell’investimento.
L’Italia e’ molto presente nell’interscambio nell’Est Europa, come conferma il responsabile dipartimento promozione e marketing Simest, Gian Carlo Bertoni. “L’11% dell’interscambio mondiale italiano si rivolge verso Est“. Tuttavia l’interesse all’export delle aziende italiane e’ venuto meno anche a causa della scelta della Russia di privilegiare i fornitori locali. “Più che di investimenti – ammette Bettella – c’è fame di ‘know how‘” .
Roberto Chinello CEO di Società Italia e Nevapoint, rappresentante di una di quelle aziende italiane che ce l’hanno fatta nell’Est, ha evidenziato le opportunità offerte dal mercato della Federazione Russa. Il suo intervento si è concentrato sui possibili investimenti finanziari e immobiliari nelle 4 regioni (Primorye, Altai Kraj, Kaliningrad, e al confine Rostov e Krasnodar) in cui dal 1° luglio verranno dislocati tutti gli stabilimenti di gioco d’azzardo (prima presenti in pressochè ogni città e che sviluppavano un reddito complessivo pari a 5,5 miliardi di dollari). Ha parlato poi delle opportunità di investimento in risorse umane e capacità creative con particolare riferimento ai designer russi emergenti, protagonisti del Festival della Moda Russa (3^ edizione a Milano, 18-19 novembre 2009), un grande appuntamento che promuoverà i fashion designer emergenti russi ed il mercato della moda italiano.
Sempre in ottica di investimenti, è intervenuto il presidente dell’ufficio della rappresentanza in Italia di Vnesheconombank, Victor Borisenko. “Il nostro paese – spiega Borisenko – ha la neccessità assoluta di eliminare la dipendenza da gas e petrolio“. Secondo il rappresentante della banca russa, lo sviluppo dell’economia si basa sullo sviluppo delle pmi. “Nel 2009 – continua Borisenko – la Vnesheconombank ha stanziato 2,5 miliardi di euro per le piccole e medie imprese che investiranno in Russia. Per il prossimo anno il finanziamento verrà aumentato almeno del 50%“.
La crisi economica ha chiuso uno dei periodi migliori nella storia dell’interscambio tra Italia e Russia. La crisi tuttavia può servire alle imprese per crescere. “Questo momento non va sprecato -afferma Gerardo Stigliani, direttore generale di Co.mo.i -. E’ essenziale che le imprese italiane siano presenti nel mercato russo per la ripresa …“.

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